Attenzione! Il browser in uso è obsoleto e si potrebbero verificare anomalie nella visualizzazione o durante la procedura, si consiglia di installare un browser aggiornato.
Patrimonio culturale della Basilicata Regione Basilicata
Guida alla compilazione
Riferimenti dell'Ente
Qualificazione giuridica Ente o Istituto pubblico
Denominazione PROLOCO BRINDISI MONTAGNA
Codice fiscale/Partita IVA 00127040764
Comune Brindisi Montagna
CAP 85010
PEC allegrettirocco89@pec.it
Legale rappresentante ROCCO MARCO ALLEGRETTI
Responsabile del procedimento
Nominativo rosa giulia marino
Email allegrettir@gmail.com
Telefono 3295811844
Ruolo 2
Denominazione del bene intangibile
Nome del bene IL PANIERE DEI CERTOSINI
Localizzazione
Luogo culturale Con la denominazione “Grancia” o “Gràngia”, derivante dal latino granica, luogo in cui si conservava il grano (granarium), s’intende un’organizzazione di tipo agricolo condotta da Monaci, ovvero vere e proprie masserie monastiche in cui fratelli conversi e donati lavoravano sotto la direzione attenta di un magister grangiae.  A Brindisi Montagna, i Certosini si insediarono all’inizio del XVI secolo, allorquando l’antico Monastero basiliano passava ai Padri della Certosa di Padula (di San Lorenzo), che la eressero Grancia di San Demetrio, alla pari dell'altra Grancia di San Teodoro a Pisticci, coltivando, con saggezza, più di mille ettari. Ora come allora , in questi territori, vengono seminati grani antichi, legumi, ortaggi, piante officinali, olivi e viti, nel pieno rispetto di nostra “madre Terra”. Oggi, in quei luoghi, si sono avvicendate tante piccole Aziende Agricole fatte di uomini e di donne, che, forti proprio di quella saggezza, continuano a proporre lo stesso mondo, le stesse storie, gli stessi sapori. Infatti, grazie anche ad un protocollo d'intesa, promosso dall'Amministrazione comunale e dall'ALSIA , nonché con altri 12 Comuni viciniori, si sta tentando di mantenere viva la tradizione agroculturale insediatasi con gli stessi Monaci Certosini della Grancia di San Demetrio e arrivata fino a noi, attraverso antiche pratiche agricole e pastorali che nel tempo si sono tramandate. Oggi, infatti, il rispetto di madre terra, nonchè quelli che comunemente vengono chiamati avvicendamenti colturali, sono figli legittimi di antiche pratiche introdotte nell'arerale interno potentino dalla presenza nei secoli dei Certosini. La salvaguardia ed il recupero di antiche pratiche agropastorali, inconsapevolmente mantenute, non sempre corrispondono ad un reale valore culturale: non a caso diventa indispensabile comprenderne le sue origini e capirne profondamente le sue consuetudini.
Localizzazione geografica Grancìa di San Demetrio a Brindisi Montagna, corredata da un complesso monastico per la quasi totalità di proprietà pubblica, che presenta, in particolare al suo interno, un'antica fucina per la trasformazione del latte; le cantine con annessi palmenti; le grotte per la conservazione e la stagionatura dei prodotti lattiero caseari; una cappella dedicata a San Lorenzo interamente affrescata, con pala d'altare e organo del sec. XVII. A corredo, e nel tenimento dei mille ettari, si trovano a tutt'oggi: una vasca di raccolta di acqua sorgiva che sovrastava gli antichi orti, una gualchiera per il lavaggio della lana, una conceria, un mulino a pietra, un forno a legna, un casone per la stabulazione degli animali al pascolo, e la probabile presenza di un antico lattodotto in tubi fittili, che garantiva in tempi rapidi, il trasporto del latte appena munto, direttamente nella fucina per la trasformazione. Si segnala, infine, la presenza di ulivi secolari (fasola, maiatica), qualche vitigno autoctono (moscato bianco) ed essenze spontanee officinali (malva, origano, camomilla, liquirizia). Tra i cereali, infine, si segnala la presenza di una varietà di grano duro denominata "saragolla fine" (documentata nell'atto di vendita dei beni della Grancia del 1808), come varietà di grano tenero la "maiorica", e come varietà di segale la "jermana", varietà, tutt'ora presenti anche in un areale più ampio, a testimonianza della diffusione e dell'influenza dei monaci sul contesto territoriale circostante, ripreso nel Protocollo che coinvolge i seguenti altri Comuni: Potenza, Vaglio Basilicata, Albano di Lucania, Campomaggiore, Trivigno, Tolve, San Chirico Nuovo, Tricarico, Laurenzana, Calvello, Abriola, Anzi, ai quali si aggiungeranno i Comuni di Pietragalla, Avigliano e Filiano.
Descrizione del bene
Aree tematiche - Storica (momenti, aspetti/problematiche, protagonisti)
- Demoetnoantropologica (Tradizioni, riti, ...)
- Saperi tecnici e artigianali
- Santità e vissuto religioso
- Territoriale-ambientale
Valutazione interesse culturale La presenza dei Certosini, in questo angolo interno della Basilicata ha da sempre caratterizzato l’economia rurale dello stesso territorio tanto da sviluppare lavoro per più di 50 famiglie, che in primis garantirono forza lavoro presso l’ampio tenimento dei Certosini; e poi con l’eversione della feudalità di inizio ‘800, divennero proprietari terrieri aggregando altri possedimenti costituendi, così, quelle che oggi ritroviamo come aziende agricole locali. Il ruolo dei Certosini dunque ha caratterizzato l’areale di riferimento, infatti, il loro innato rispetto per la terra, nonché una ferrea dieta alimentare che tendeva ad eliminare l'uso della carne, li portava ad una gestione agronomica dei terreni, con rotazioni empiriche che garantivano il rispetto e la fertilità dei suoli: rotazioni ancora oggi presenti nell'area di riferimento, che vedono alla semina del grano, l’avvicendarsi prima di orzo e poi di una leguminosa sullo stesso terreno; ma anche il perdurare di antiche varietà, come già detto, quali la saragolla, il grano ricco, la risciola, la carosella, la maiorica, etc., definendo un profondo rapporto costruitosi nell’arco di qualche secolo con lo stesso territorio: sicuramente l’azione agricola dei Padri Certosini ha caratterizzato costumanze ed usanze che ancora oggi riscontriamo sui territori dell’area interna. Infatti, proprio la dieta alimentare che riscontriamo, si caratterizza con l'uso di paste e prodotti da forno in genere, alternati con legumi quali ceci, lenticchie, fagioli, etc.. Tradizioni queste che da sempre hanno retto un’economia locale, ma che in un mondo globalizzato non solo tendono a scomparire ma azzerano, negando quel valore aggiunto fortemente identitario delle stesse produzioni, a vantaggio di altre produzioni moderne che mal si conciliano con quella selezione naturale costruita nel corso del tempo. Ancor oggi a settembre, proprio in Grancia, si onora e festeggia San Lorenzo, unico luogo in cui è stata postecipata tale festa, poichè è la festa dei contadini ed è questo il periodo in cui il lavoro in campo lascia un pò di tregua, e dove la tradizione voleva che fosse coincidente con la fiera agricola in cui si usavano vendere o comprare masserizie di origine agricola.
Contesto Nel 1462, i fratelli Luca e Roberto Sanseverino, principi di Bisignano, donarono all'ordine dei Padri Basiliani la badia di S. Maria dell'acqua calda, con il feudo di Pietro Morella, forse per la presenza, in quel luogo, di una falda di acqua termale. I basiliani tennero la rettoria per oltre quarant'anni e, all’inizio del XVI secolo, questa passava ai padri certosini di Padula che la eressero in Grancia di San Demetrio. Del passaggio della chiesa di San Demetrio alla Certosa di San Lorenzo ne parla diffusamente il sacerdote Antonio Sacco. Scarse le notizie che fornisce sul periodo precedente al XVI secolo e cioè prima che la Grancia diventasse proprietà della Certosa di San Lorenzo;
Le prime minuziose descrizioni della Grancia di San Demetrio datano 1728 e sono state redatte da Andrea Maria Micheli, procuratore della Certosa di San Lorenzo e frate Salvatore Lavirasta, granciere di San Demetrio. I due documenti presentano il feudo ecclesiastico come fondo burgensatico dove si amministrava la giurisdizione civile, criminale e mista; la tenuta aveva un’estensione di circa nove mila tomoli di cui un terzo di territorio coltivabile e la restante parte boscosa e rocciosa. Nella parte coltivabile si produceva grano, orzo, avena, veccia e legumi secondo l’uso, largamente in voga nel regno napoletano, della rotazione triennale con un anno di riposo, che consisteva nel seminare, sullo stesso appezzamento di terra, nel primo anno frumento, nel secondo orzo e avena, lasciandolo, poi, un anno a riposo o a maggese nudo o parzialmente coperto da legumi. La parte non coltivabile era dedicata all’allevamento di animali grossi e piccoli e precisamente vi erano: 24 muli; 111 vacche, di cui 60 «figliate» e 51 sterili; 33 vitelli; 15 giovenchi; 12 giovenche; 5 tori; 60 buoi da lavoro; 2 cavalli da sella; 40 giumente; 1000 pecore; 700 capre e 600 maiali, i cosiddetti «neri»; gli animali erano custoditi in ricoveri posti nel bosco e nel frutteto. Nella vigna e orto erano invece allocate le macchine idrauliche del mulino, della gualchiera e della concia per le pelli. L’immobile era organizzato con un cortile centrale; esterna a questo immobile vi era poi la masseria che serviva da abitazione ai lavoratori addetti alla coltivazione ed alla pastorizia e per deposito degli attrezzi agricoli. Sulle rive dell’alto Basento era posta l’antica chiesa di San Demetrio, lunga circa 38 palmi e larga 23, con muri spessi circa due palmi e mezzo. La porta d’ingresso era sul lato e dava direttamente nel podere, da cui si accedeva alla vicina abitazione costituita da un rettangolo di circa 80 palmi per 70. Al lato opposto alla casa c’era una calcara che serviva per i restauri alle fabbriche della grancia.
Descrizione modalita' di gestione Una attenta opera di ricerca e studio sui documenti conservati presso gli Archivi di Stato di Napoli e Potenza, presso l'archivio storico del Comune di Brindisi Montagna e alcuni Archivi Parrocchiali, una attenta ricerca bibliografica presso la biblioteca provinciale di Potenza e presso le raccolte custodite nella Certosa di Padula e presso l'Abbazia di Cava dei Tirreni nonchè presso la Cerosa di Serre San Bruno, in Calbria, ha permesso la ricostruzione delle vicende storiche legate alla presenza dei Monaci Certosini in questi territori. La ricerca ha contemplato anche l'individuazione delle pratiche agricole colturali e delle varietà di origine vegetale e le relative denominazioni. Non è mancato un lavoro scientifico di caratterizzazione varietale con applicabilità in pieno campo, grazie al supporto pratico dell'ALSIA- Agrobios. Questo patrimonio di ricerca unito al recupero della tradizione e delle costumanze ancora presenti e riscontrate nella pratica e nella tradizione orale presso alcune aziende agricole, costituisce le fondamenta su cui innestare un processo virtuoso di ulteriore approfondimento conoscitivo nonchè il consolidamento di un processo di recupero e valorizzazione da sistematizzare in maniera da arricchirlo per un opportunità "diversa" di presentare l'enogastronomia locale fortemente connessa al contesto storico culturale ed identitario da un lato, e rivitalizzare un complesso strutturale riconsegnandolo alla sua storia come il centro propulsore di un economia rurale e montana. Artefici del mantenimento e della trasmissione, alle future generazioni, di questa "saggezza" è l'AMAB Lucania (Associazione Mediterranea Agricoltura Biologica) che annovera al suo interno circa trenta aziende agricole, la stessa Proloco, le Amministrazioni comunali con il supporto tecnico scientifico dell'Alsia-Agrobios.
Caratteristiche significative Gli elementi caratterizzanti del bene proposto attengono alle pratiche, agli usi, ai prodotti, alle varietà, ascrivibili alla presenza dei monaci certosini presso la Gracia di San Demetrio a Brindisi Montagna.
Bibliografia Come da ricerca condotta attraverso lo studio dei seguenti testi:
La Certosa di Padula. Vol. 1, 2, 3, 4 di Sac. Antonio Sacco - Anno edizione: 1914
Dall’Albania a Brindisi di Montagna all’Italia di Andrea Pisani - Anno edizione: 1927
Delle Cose Rustiche – Tomo Secondo di P. Niccola Onorati - Anno edizione: 1793
Atti della Vendita dei Generi della Grancia di San Demetrio - Anno edizione: 1808
Piano di salvaguardia proposto
Risorse aggiuntive Non potendo attingere ai bilanci comunali e non avendo la Proloco una propria disponibilità finanziaria elevata, ma al massimo riconducibile a € 2.000,00, saranno promossi forme di autofinanziamento ricorrendo a canali pubblici di origine comunitaria (FEASR e FSE).
Attivita' proposte 1. Allestiemento di un laboratorio per la prima trasformazione dei cereali antichi, nonché per l'insacchettamento delle farine e insacchettamento di legumi secchi.
2. Attività di ricerca e di diffusione dei risultati con attività seminariale e convegnistica.
3. Attività di animazione presso il complesso Monasteriale e/o presso le Aziende Agricole nei Comuni coinvolti, con laboratori dimostrativi ed attività pratiche teoriche , corredate da percorsi guidati sia storico culturali che tecnico pratici.
4. Pubblicazioni
Cronoprogramma:
1. da realizzare il primo anni;
2. da realizzare in tre anni;
3. da realizzare in tre anni;
4. da realizzare il terzo anno.
E' gia' stato attivato un piano per la salvaguardia/rivitalizzazione e valorizzazione/fruibilita'? Si, da 1 a 3 anni
Descrizione attivita' realizzate o da realizzare Protocollo d'intesa, creazione del logo ombrello per un paniere di prodotti riconducibili al sistema monastico, realizzazione di disciplinari di produzione, giornate di studio (presso il complesso Monastico della Grancia di San Demetrio), iscrizione al Registro Varietale Nazionale, moltiplicazione di sementi antiche afferenti il paniere laboratori collettivi per la prima trasformazione dei grani antichi, attività pratiche con specifici laboratori dedicati alle farine in genere ed al miele (presso il complesso Monastico della Grancìa di San Demetrio), attività di sensibilizzazione e coinvolgimento delle Aziende Agricole interessate.
Calendario attivita' 1. Allestimento di un punto vendita per prodotti di prima trasformazione e non dei cereali antichi, nonché di prodotti a marchio in genere.
2. Attività di ricerca e di diffusione dei risultati con attività seminariale e convegnistica.
3. Attività di animazione presso il complesso Monasteriale e/o presso le Aziende Agricole nei Comuni coinvolti, con laboratori dimostrativi ed attività pratiche teoriche , corredate da percorsi guidati sia storico culturali che tecnico pratici.
4. Pubblicazioni
Cronoprogramma:
1. da realizzare il primo anni;
2. da realizzare in tre anni;
3. da realizzare in tre anni;
4. da realizzare il terzo anno.
Piano dei costi 1. Allestimento di un punto vendita per prodotti di prima trasformazione e non dei cereali antichi, nonché di prodotti a marchio in genere. - € 40.000,00
2. Attività di ricerca e di diffusione dei risultati con attività seminariale e convegnistica. - € 25.000,00
3. Attività di animazione presso il complesso Monasteriale e/o presso le Aziende Agricole nei Comuni coinvolti, con laboratori dimostrativi ed attività pratiche teoriche , corredate da percorsi guidati sia storico culturali che tecnico pratici. - € 30.000,00
4. Pubblicazioni - € 10.000,00
Piano dei ricavi 1. Dalla vendita dei prodotti € 15.000,00 per i tre anni
2. Attività di ricerca e di diffusione dei risultati con attività seminariale e convegnistica. - € 3.000,00
3. Attività di animazione presso il complesso Monasteriale e/o presso le Aziende Agricole nei Comuni coinvolti, con laboratori dimostrativi ed attività pratiche teoriche , corredate da percorsi guidati sia storico culturali che tecnico pratici. - € 9.000,00
4. Pubblicazioni - € 0,00
Partecipazione comunita' Artefici del mantenimento e della trasmissione, alle future generazioni, di questa "saggezza" è l'AMAB Lucania (Associazione Mediterranea Agricoltura Biologica) che annovera al suo interno circa trenta aziende agricole, la stessa Proloco, le Amministrazioni comunali con il supporto tecnico scientifico dell'Alsia-Agrobios, Università degli studi di Basilicata, Facoltà di scienze naturali e agraria; Ordine degli agronomi e dei dottori forestali della provincia di Potenza; Parco storico e rurale della Grancia, Regione Basilicata, Ministero dei Beni e delle attività culturali.
Stato della progettazione Progettazione esecutiva e cantierabile